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Centro Operativo Riccardo Blasetti

Domande frequenti

È una struttura nella quale un gruppo di persone, di varia età, suddivisi per sesso oppure mista, vengono accolti per trascorrere un periodo variabile di tempo, cercando di disintossicarsi e di disassuefarsi dall’uso di sostanze o da comportamenti di abuso. Esistono comunità nelle quali la disassuefazione avviene tramite lavoro (ergo terapiche) e altre nelle quali, accanto ad alcune ore dedicate al lavoro, vengono svolte attività dette psico-sociali (colloqui individuali, gruppi) con vari orientamenti teorici psicologici, sociologici, pedagogici.

Sono i Servizi delle Aziende Sanitarie Locali che si occupano di dipendenze patologiche. Fino a qualche anno fa, i SER.D.  erano detti SER.T.: Servizi per le Tossicodipendenze. Il loro nome è cambiato, appunto in Servizi per le Dipendenze Patologiche perché non vengono trattati soltanto i “tossico-dipendenti”, cioè coloro che abusano di sostanze psicotrope (le cosiddette “droghe”: oppio, morfina, eroina, cocaina, LSD, allucinogeni di vario tipo, amfetamina, alcol, hashish, marijuana, etc.), ma anche gli abusatori di nuove sostanze di tipo sintetico (Ecstasy, shaboo -metanfetammina, ketamina, popper, krokodil, krack, smart drugs (assenzio, ginseng indiano, noce di betel, mescalina mefedrone), designer-drugs (dragonfly) e i dipendenti da comportamenti che, solitamente, vengono considerati normali(gioco d’azzardo patologico, sesso, cyber-dipendenza, shopping compulsivo, lavoro, vigoressia, ecc.)

Esistono due tipi di comunità: accreditate con il Servizio Sanitario Nazionale (S.S.N.) e non accreditate. In queste ultime si entra contattando direttamente la comunità e richiedendo l’ingresso e pagando la retta che viene richiesta per il trattamento. Le comunità accreditate sono in stretta relazione con i SER.D. delle AA.SS.LL. (Aziende Sanitarie Locali): in questo caso, la retta di trattamento viene pagata dal  S.S.N.. Occorre, però, essere iscritti al SER.D. della A.S.L. di residenza dell’Utente e aver concordato con gli Operatori del Servizio l’accesso in una comunità. Solitamente, sono gli Operatori del Servizio a mettersi in contatto con gli Operatori della comunità scelta per sondare la disponibilità all’ingresso del loro Utente e concordare le tempistiche di accesso. Può avvenire, però, che sia l’Utente stesso a telefonare in comunità e chiedere di poter entrare per la disassuefazione; comunque, anche in questo caso, si spiega all’Utente la necessità di contattare il proprio SER.D. onde evitare di dover pagare di tasca propria il trattamento. Ancora nel caso che l’Utente telefoni direttamente in comunità, sarà cura degli operatori della struttura mettersi in contatto con i colleghi del Servizio Pubblico per le necessarie interfacce.

In base alla legge 309/1990 e sue successive modifiche ed integrazioni, ed in base alla legge istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, e, ancora prima, all’articolo 32 della Costituzione, esiste la possibilità da parte del cittadino di scegliere in quale luogo o struttura farsi curare; però, con le attuali necessità di sostenibilità finanziaria dell’intero Sistema Sanitario, ci si potrebbe scontrare con indicazioni diverse date dagli Operatori dei Servizi Pubblici e vedersi negata la scelta fatta dall’Utente al quale potrebbero essere sottoposte diverse alternative di cura.

Solitamente, per tossico-dipendenti si intendono le persone che sono, appunto, dipendenti da sostanze psicotrope le cosiddette “droghe”: oppio, morfina, eroina, cocaina, LSD, allucinogeni di vario tipo, amfetamina, alcol, hashish, marijuana, etc.).

Con il termine dipendenti patologici si comprende una più ampia varietà di addictions che comprendono anche le dipendenze “senza sostanze” o “comportamentali”:  gioco d’azzardo patologico, sesso, cyber-dipendenza, shopping compulsivo, lavoro, vigoressia, ecc.

Affrancasi dalle dipendenze patologiche è possibili, ma certamente, non è una strada facile da percorrere. Occorre tenacia, forza d’animo, volontà; insomma, si tratta di combattere una battaglia contro tutto ciò che è stato scelto per fuggire da disagi personali che sono di vario genere. Senza le sostanze o i comportamenti patologici ci si ritrova a fronteggiare quegli stessi disagi, ma si viene accompagnati, anche, per cercare di superarli, facendo riferimento sulle proprie forze ed, anche, sulle proprie debolezze: tutto può divenire risorsa ed essere utilizzato per poter rinascere a nuova vita.

Sì, esistono strutture che sono specializzate nel trattamento delle varie tipologie di dipendenza patologica.

Si può dire di sì. Solitamente, l’elemento comune lo si ritrova nella mancanza di relazioni sociali significative per il soggetto dipendente. Relazione significa essere orientati reciprocamente nell’azione, ma per avere un comune orientamento occorre “entrare in comunicazione con l’altro” e molto spesso si ritrova la mancanza di comunicazione e, dunque, di relazione, come fattori di base di tutte le dipendenze patologiche. Relazione e comunicazione sono ingredienti fondamentali dei rapporti interpersonali, che siano profondi o superficiali, affettivi o no. Il comportamento dipendente o l’abuso di droghe serve a compensare la mancanza di relazione e di comunicazione con le persone, più o meno significative, nella vita sociale del soggetto. Solitamente, le droghe e/o i comportamenti d’abuso funzionano da “facilitatori” proprio della relazione che, però, nel tempo diventa di esclusiva dominanza da parte delle sostanze o dei comportamenti patologici.

Non è sempre necessario. Una disintossicazione può essere effettuata con il monitoraggio dei Servizi Pubblici, essendo costante nella presenza agli appuntamenti per i colloqui con psicologi ed assistenti sociali in modo da effettuare anche una disassuefazione da sostanze e/o comportamenti. Anche la famiglia deve seguire un piano di stretta collaborazione con i Servizi e, possibilmente, seguire incontri dedicati con psicologi ed assistenti sociali.

L’ingresso in una comunità,  può, però, semplificare alcuni aspetti quali: l’allontanamento e la protezione dagli ambienti patogeni, fra i quali rientra, molto spesso, anche la famiglia; il monitoraggio per tutto l’arco della giornata degli stati d’umore avendo la presenza h.24 degli Operatori; la certezza di seguire i piani farmacologici con farmaci agonisti, antagonisti e di sostegno; riacquisizione dei ritmi della vita quotidiana, dall’igiene personale ai ritmi di sonno/veglia, dall’abituarsi ad essere in relazione principalmente con i compagni di percorso a rivedere i propri punti di vista confrontandoli con quelli degli altri; la possibilità di interfacciarsi con altre persone nella simile situazione di vita; di potersi nuovamente interfacciare con i propri familiari in situazioni di gruppo alla presenza di un facilitatore della comunicazione; di poter ristabilire relazioni affettive logorate dalla dipendenza patologica. Anche la famiglia ha la possibilità di entrare in relazione, in spazi appositamente dedicati e garantiti anche dopo l’uscita del familiare dal percorso comunitario, con altre famiglie che soffrono le stesse situazioni e trovare la possibilità di poter esprimere le proprie preoccupazioni, le vicissitudini, di poter comprendere di non essere soli in situazioni del genere.

Certo. Esistono dipendenze che, però, non sfociano nella patologia e che sono necessarie, anzi, indispensabili alla vita, alla crescita ed allo sviluppo di un essere umano. Si pensi, ad esempio, ad un neonato che è dipendente dai propri genitori, soprattutto dalla mamma, per poter essere nutrito ed accudito fin dai primi istanti dalla nascita. Questa è una delle dipendenze “sane” di un essere umano; ma anche questa dipendenza può diventare “patologica” se quel bambino, crescendo, non comincia a rendersi indipendente dalla cura dei genitori, fino a rendersi del tutto autonomo. Questo non significa “abbandonare i genitori” o “non aver più bisogno del loro supporto” o “non aver più bisogno del loro affetto”, significa, però, modificare tali relazioni ed il loro significato. Anche la dipendenza dal lavoro, o dal sesso o dai mezzi informatici o dallo shopping può essere considerata una dipendenza positiva, fino a quando essa è funzionale alla vita dell’individuo: quando non si ha altro scopo nella vita che l’attività lavorativa, o il fare sesso, o lo stare sempre connessi al computer o al telefonino, o non riuscire a dare senso alla giornata se non quando si fanno acquisti, o nel tentare una vincita improbabile spendendo una fortuna alle slotmachines o alle lotterie istantanee, allora queste stesse dipendenze diventano “patologiche”.

Nella gran parte dei casi, sì. Molto spesso, però, questa corresponsabilità è del tutto involontaria. In questo, la comunità può svolgere una parte molto importante cercando di modificare le relazione nel contesto del sistema familiare.

Certamente sì. Si pensi a quanto possano essere fondamentali le prime relazioni con i genitori per poter apprendere modelli di comportamento ai quali si farà riferimento praticamente per tutta la vita. Ripristinare quelle relazioni in senso di renderle affettivamente più consistenti è un buon inizio per il percorso di affrancamento dalle dipendenze patologiche.