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Violenza a Colleferro: il difficile compito della psicologia nelle Comunità

Colleferro? Come viene gestita la violenza nelle comunità terapeutiche

La violenza è sempre figlia della mancanza di parole. Questo si continua a ripetere dentro le comunità terapeutiche. Ogni volta che l’impulsività spinge fino a ad alzare le mani significa che tutto ciò che sentiamo, tutte le emozioni che proviamo e i bisogni che premono non trovano le parole per essere espresse.

Allora se qualcuno si chiede ancora cosa si faccia nelle comunità terapeutiche, sia sufficiente dire che, preghiere e contenimento non sono più considerate interventi sanitari. Lo è, invece la lenta psicopedagogia che da una parte, pazientemente, aiuta a riconoscere le emozioni e a restarci in contatto e, dall’altra, alfabetizza a quelle emozioni, ossia aiuta a trovare nomi da dare al mondo emotivo di chi si droga. E questa operazione avviene anche mentre si cerca di sedare e ammansire alcune risse di convivenza. LA rabbia e l’impulsività sono compagne giornaliere nelle nostre strutture e noi operatori, abbiamo affinato modalità sempre più morbide, ma al tempo stesso, rigorose ed efficaci, di passare dalle mani alle parole.

Tenere le mani in tasca

Le mani restano nelle tasche se la bocca ha parole da pronunciare. Ma se le parole restano in tasca per paura di parlare delle proprie emozioni o, peggio, perché non si hanno parole e le tasche sono vuote, allora ecco che le mani devono fare tutto il lavoro.

Lo stesso meccanismo ritroviamo nell’abuso di sostanze. La droga serve a curarsi dal mal di vivere o, più semplicemente, per rendere vivibili quelle emozioni senza nome. La violenza è gemella di questo meccanismo. Allora dotiamo di parole i giovani e avremo degnamente servito la società.

Le famiglie della cocaina e della violenza

Quante madri! in genere sono le madri a chiamare perché non sanno come gestire un figlio violento o che abusa di cocaina. Ci dispiace di accomunare le due cose ma spesso il lavoro delle comunità verte proprio sul cosiddetto “discontrollo degli impulsi”. Dunque in comunità si cerca di dotare di un alfabeto più ampio i ragazzi, di porre più tempo possibile tra l’impulso e l’azione. Perché più tempo c’è tra l’uno e l’altro e più pensieri e parole possono nascere in quel lasso di tempo. Per questo nasce in Comunità Emmanuel uno sportello per gli uomini maltrattanti e per coloro che non riescono a mettere pensieri tra i propri impulsi e i propri agiti.

Violenza senza droga

La comunità Emmanuel dopo anni di esperienza nella gestione del conflitto, degli impulsi aggressivi e autodistruttivi, ha sviluppato strategie efficaci per dar voce all’emotività che sta sotto la violenza. Per questo oggi ci rivolgiamo a tutta la cittadinanza piuttosto che solo a coloro che abusano di sostanze. L’apertura di uno sportello per UOMINI MALTRATTANTI giunge proprio come ultima delle nostre iniziative in merito. Siamo vicini al povero Willy ma da sempre siamo realmente vicini a chi o ha aggredito cercando di allevare parole di cui riempire le loro mani.

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