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Centro Operativo Riccardo Blasetti

SUL LAVORO CON LA FAMIGLIA

di Anna Laura Cugia

La complessità delle modalità di intervento sulle dipendenze patologiche, richiede visioni altrettanto complesse che comprendano l’insieme dei fattori che possono concorrere all’attivazione dei sintomi della dipendenza stessa.

Uno di questi fattori risulta essere, in modo comprovato, la famiglia di appartenenza dell’Utente in Comunità.

Gli incontri che si tengono settimanalmente presso il Centro Operativo Psico-Pedagogico di Rieti, in un gruppo denominato “Gruppo Famiglie”, in realtà intende richiamare al suo interno tutte le persone che siano significative (oltre ai genitori, i fratelli, le sorelle, le mogli/compagne/compagni ed altri familiari ed amici validi) per la persona inserita in Comunità.

L’invito a partecipare al “Gruppo Famiglia” viene fatto dal Conduttore del Gruppo medesimo dopo circa trenta giorni di permanenza dell’Utente in struttura. Quello si ritiene possa essere un tempo sufficientemente idoneo a che l’Utente possa ambientarsi e riacquistare sufficiente lucidità dalle sostanze di strada.

La finalità degli incontri è quella di ripristinare le relazioni, ove deboli, o indebolite a causa della vita da tossicodipendente del proprio familiare, all’interno del sistema nel  quale l’Utente vive, partendo dall’accoglimento degli stati d’animo negativi dei familiari rispetto allo stress accumulato anche per anni, transitando per una spiegazione di cosa sia la tossicodipendenza e su quali possano essere le sue eziologie, canalizzando nuove energie in una azione che possa essere comune, dell’Utente inserito e dei familiari, in primis i genitori, nel trovare nuove e più funzionali modalità comunicative-relazionali-affettive.

Il gruppo si può classificare di “auto-aiuto” con un Conduttore che assume la funzione di “facilitatore della comunicazione” e di esperto nel campo.

Il “Gruppo Famiglie” del Centro Operativo di Rieti è un large group al quale partecipano anche gli Utenti inseriti in struttura; questa particolarità caratterizza il Gruppo, consentendo, nei tempi e nei modi che ognuno ritiene più consono per sé, la relazione diretta fra familiari e Utente, in particolare con i genitori di quest’ultimo.

Anche per coloro di cui non sono presenti i genitori (perché deceduto/i, o ancora non presenti in gruppo, o la cui presenza non è ancora desiderata dall’Utente inserito), diviene possibile osservare dinamiche ed ascoltare espressioni familiari che, se non assolutamente uguali, sono per alcuni aspetti simili a quelle della propria famiglia, in una condizione che non è di totale coinvolgimento negli eventi.

Le famiglie ed i familiari, in genere, entrano a conoscenza delle proprie difficoltà di relazione come coppia coniugale e come coppia genitoriale. Partecipando agli incontri del “Gruppo Famiglie” ci si rende conto di quanto il sistema familiare possa aver influito nel viraggio verso la devianza del loro parente e di quanto ogni altro componente del sistema abbia potuto sviluppare delle forme parallele, seppur socialmente accettabili, di comportamenti “anomali”.

Insomma, il “Gruppo Famiglie” è il luogo nel quale si rielaborano le proprie esperienze vissute nel proprio ambito familiare (anche quello dei coniugi/genitori),

Questi incontri comuni del “Gruppo Famiglie” si finalizzano nella possibilità dei “genitori” e dei “figli”, così come fra fratelli e sorelle e fra tutte le altre figure significative del sistema di sperimentare emozionalità, capacità di dialogo e di nuove modalità di relazione.